Migrazioni e rifugiati: intervista a Valentina Itri

Migrazioni e rifugiati: intervista a Valentina Itri

Il giorno 13 novembre 2014, presso i locali della comunità Valdese di Terni, si è tenuto un incontro riguardante i temi dell’immigrazione e della lotta contro il razzismo. Noi ragazzi del progetto Mandela del gruppo di comunicazione, per saperne di più, abbiamo intervistato Valentina Itri, la quale lavora con l’associazione ARCI.

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Ciao Valentina, dicci chi sei!
– Mi chiamo Valentina Itri, lavoro da 8 anni presso l’Ufficio Immigrazione Asilo e Lotta al Razzismo dell’ARCI nazionale e da 6 anni coordino il Numero Verde per richiedenti e titolari di protezione internazionale. Questo numero verde è al livello nazionale, è gratuito e, attraverso questa linea telefonica, viene svolto un lavoro di assistenza e consulenza legale in tutto l’iter legislativo per la procedura per la richiesta d’asilo in maniera gratuita. Viene svolto anche un servizio di mediazione linguistica che copre ben 14 lingue madre, un servizio di formazione e un servizio di accompagnamento ai percorsi di integrazione sia abitativa sia lavorativa (con tirocinio con aziende e corsi di lingua italiana).

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-Ci sono molti migranti che si rivolgono a voi?
-Sì, nel 2013 abbiamo registrato circa 700 nuovi utenti e ogni anno le chiamate ricevute sono circa 3000, delle quali il 90% effettuate da uomini ed il restante 10% da donne, in linea con la proporzione dei rifugiati in Italia.

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-C’è differenza tra il rifugiato e il richiedente asilo?
– La differenza è nello status giuridico; il richiedente asilo si trova nella fase preliminare della procedura nella richiesta d’asilo, il rifugiato è colui che ha già completato tale processo, il quale a volte può richiedere molto tempo (anche fino a 2-3 anni) e termina con il riconoscimento dello status giuridico di rifugiato. In questo lasso di tempo i richiedenti asilo possono trovarsi all’interno del sistema italiano di accoglienza; in tutta Italia esistono sedi dello SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), i cui titolari dei progetti di accoglienza sono gli enti locali, dove le persone sono accolte in appartamenti o piccoli centri collettivi; esiste anche il sistema prefettizio, che ha preso piede dopo l’emergenza Nord Africa degli ultimi 3 anni, che vede coinvolte strutture non nate con lo scopo di accogliere, come alberghi, hotel, che hanno avuto sia conseguenze positive che negative a seconda della gestione dei centri; Ci sono anche i CARA ( Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo ); ultimamente sono molto diffusi anche gli hub regionali, zone delle regioni dedicate all’accoglienza per richiedenti asilo.

-Come pensi che si prospetterà il futuro?
-Non stiamo vivendo un emergenza, i numeri ci dicono che il 2014 avrà un incremento inaspettato delle richieste di asilo, tuttavia se noi paragoniamo i numeri italiani ai numeri degli altri paesi dell’UE continuiamo ad essere marginali nel governare il fenomeno dei migranti forzati.
Le prospettive sono quelle di prendere coscienza dei numeri, di non sprecare le risorse, che ci sono ma che potrebbero essere usate meglio. Ad esempio, un sistema come lo SPRAR, sebbene sia pieno di difetti, ha enormi vantaggi tra cui primo tra tutti è la volontà dell’ente locale a partecipare al sistema di accoglienza e,quindi, il coinvolgimento del territorio. Si dovrebbe, dunque, investire su un sistema dislocato al livello territoriale che promuova il protagonismo degli enti locali anche nella primissima accoglienza; i centri collettivi andrebbero, invece, chiusi poiché questi sono produttori di violenze e di discriminazioni.

Ilenia Moretti e Andrea Santini

Intervista realizzata da Eleonora Landi e Veronica Sani

Foto di Andrea Santini

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