Andiamo avanti con le nostre interviste alle donne dietro alle quinte dei laboratori di quest’anno. Stavolta ci siamo confrontate con Alessandra Sarti che cura il laboratorio di scenografia digitale, proposto per la prima volta in assoluto in questa edizione.
Da quanto tempo sei formatrice per il Progetto Mandela?
“Da quest’anno. Sono una new entry“.
In cosa consiste il laboratorio di scenografia digitale?
“Partiamo ragionando insieme su cosa può essere utile allo spettacolo, in modo da creare un contesto attraverso la scenografia e realizzarlo con dei mezzi non tradizionali. Lavoriamo con dei programmi al computer con cui creiamo contenuti che vengono videoproiettati sulla scena. Stiamo facendo un lavoro anche di comprensione, prima di tutto, di ciò che fanno i ragazzi a teatro. Andiamo spesso a vedere, ci confrontiamo fra formatrici sul tema, per capire cosa vogliamo raccontare e poi creare qualcosa che possa dare allo spettacolo quell’elemento in più. Ci sono spettacoli senza scenografia, bisogna essere molto bravi a reggere il palco. Con la scenografia digitale, potendo fare anche cose diverse dal solito, lavoriamo anche insieme a loro per capire cosa può essere interessante da far vedere che non sia il solito fondale. Stiamo cercando di pensare a soluzioni, sì, per dare un contesto alla scena, ma soprattutto un’emozione. Puntiamo quindi più a cose astratte che rimandino al concreto, ma mantenendo questo astrattismo per suggerire delle emozioni e lasciare una libertà di interpretazione”.
La scenografia digitale quindi è dinamica.
“Molto, si può gestire come si vuole. Abbiamo anche pensato, per esempio, di proiettarla direttamente sui ragazzi, sui loro corpi e sugli oggetti di scena. Ci piacerebbe fare qualcosa di dinamico, instaurando una comunicazione fra i corpi e la scenografia”.
Che cosa ti ha colpito di più lavorando con i ragazzi del laboratorio?
“Non lavoro spesso con i ragazzi di questa età, seguo ragazzi di 14-15 anni, una fase particolare, a volte difficile, e li ho trovati molto attenti, svegli, propositivi, cose che pessimisticamente non mi aspettavo, qualcosa che non si riscontra sempre a questa età. Sono rimasta stupita. Da subito gli ho fatto vedere la tecnica, lasciandoli poi liberi di decidere come impostare la parte creativa. Volevo, come gli ho detto, che si sentissero liberi, per avere poi magari un feedback. Gli ho lasciato questa libertà fin dall’inizio e loro l’hanno sfruttata: questa cosa mi ha colpito molto“.



Chi è Alessandra Sarti. Libera professionista, lavora nell’ambito delle arti performative e nel settore dei beni culturali come creatrice di contenuti audio-visivi per scenografie digitali e allestimenti multimediali di vario tipo.