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	<title>parliamocon &#8211; Progetto</title>
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	<description>Creare per i diritti umani</description>
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		<title>Laboratori 2024/2025 &#8211; Parliamo con&#8230; Cecilia Di Giuli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lab Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 16:20:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra le novità assolute dell&#8217;edizione 2024/2025 dei laboratori del Progetto Mandela, ce n&#8217;è uno specifico rivolto a ragazze e ragazzi dai 10 ai 14 anni. Una sfida entusiasmante che ha visto la partecipazione di un gruppo di sole ragazze. Con loro c&#8217;è Cecilia Di Giuli e insieme si sono dedicate a uno dei grandi classici [&#8230;]]]></description>
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<p>Tra le novità assolute dell&#8217;edizione 2024/2025 dei laboratori del <strong>Progetto Mandela</strong>, ce n&#8217;è uno specifico rivolto a ragazze e ragazzi <strong>dai 10 ai 14 anni. </strong>Una sfida entusiasmante che ha visto la partecipazione di un gruppo di sole ragazze. Con loro c&#8217;è <strong>Cecilia Di Giuli </strong>e insieme si sono dedicate a uno dei grandi classici della cultura occidentale: <strong>l&#8217;Antigone.</strong> All&#8217;inizio di giugno 2025 la Casa delle Donne ospiterà la restituzione di questa esperienza e ce la siamo fatta raccontare meglio proprio da chi sta guidando il gruppo durante il laboratorio.</p>



<p><strong>Quando hai conosciuto il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Era il ’94, primo anno delle superiori. All’epoca la sede era ancora il teatrino del Liceo Scientifico &#8216;Galileo Galilei&#8217;, quindi un laboratorio pomeridiano, una volta alla settimana, con tanto di spettacolo finale. Al di là dei saggi di danza, per la prima volta ho recitato al Teatro Verdi. Lo spettacolo vero e proprio era con il Mandela,<strong> con loro ho cominciato a fare l’attrice. </strong>C’era dizione, Irene alla regia, i vari laboratori. Dopo lo studio ha preso il sopravvento, ma ho continuato a seguire gli spettacoli</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Come sei diventata formatrice?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Con il Progetto Mandela abbiamo fatto un primo tentativo per un laboratorio di drammaturgia scenica per la terza età. Dopo questo breve esperimento, il passaggio è stato particolare. <strong>Non volevo lavorare con i ragazzi più giovani all’inizio</strong>, già così sovra stimolati, mi sembrava estremamente responsabilizzante, e lo è, non me la sentivo. Poi mi sono chiesta: l’investimento emotivo, così importante, che già stavo facendo non sarebbe stato ancor più sensato verso una progettualità a lungo termine? <strong>Ho pensato così a una fascia d’età che potesse essere interessante, quella delle scuole medie, che è spesso trascurata. </strong></em></p>



<p><em><strong>Per me hanno rappresentato un punto di svolta; con loro in un attimo puoi riattivare l’incanto dell’infanzia e allo stesso tempo sono già volti verso il futuro.</strong> È una fase anche buffa, di passaggio, di costruzione di sovrastrutture non ancora solide. Mi son detta che volevo proprio lavorare con loro. Ho iniziato qua, quest’anno. Per puro caso. E poi, sono tutte ragazze</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Ti sei fatta un’idea del perché il laboratorio abbia attratto di più le ragazze?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Non lo so, o forse sì. C’è come una specie di non frequentazione, nel genere maschile, del corpo, se non indirizzata specificatamente allo sport, una sorta di indagine che è sempre volta al superamento del limite fisico. Nel femminile, invece, è più facile che avvenga diversamente, non per un determinismo biologico, in cui io non credo, ma pe ragioni sociali, culturali, ambientali e storiche. Mi sono resa conto però che tanti che hanno portato le figlie al laboratorio, sono in realtà miei amici di vecchia data, che ho perso di vista dal liceo. Magari è dipeso da quello</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Quante ragazze segui e su cosa state lavorando?</strong></p>



<p><em>&#8220;Sono sette, stiamo lavorando sull’<strong>Antigone</strong>, affrontato lasciando loro molto spazio. Non voglio fare il classico laboratorio teatrale con la dizione e tutto il resto, non mi interessa, non voglio aggiungere altre ansie. L’indagine è una lettura che fanno proprio loro.<strong> Raccontando questa storia ti rendi conto dell’universalità del teatro e che i grandi classici, le tragedie greche, risuonano ancora. </strong>In quest&#8217;opera va in scena la lotta fra la legge del cuore e quella scritta dagli uomini.. Loro, le ragazze, non se ne facevano una ragione e a un certo punto si sono sollevate: <strong>&#8216;Ma è lo zio! Perché non poteva continuare a far finta di nulla? L&#8217;avrebbe salvata!&#8217; si sono scaldate. La domanda è geniale, è il nocciolo del dramma, il senso della tragedia sta proprio nell’impossibilità della scelta.</strong> </em></p>



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<p class="responsive-video-wrap clr"><iframe title="Laboratori 2024/2025 - Parliamo con... Cecilia Di Giuli" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/9blbzxLHrEE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><em>C&#8217;è il dramma del ruolo politico e sociale in contrasto con gli affetti. <strong>Le ragazze stanno facendo una loro riscrittura</strong>, anche interrogandosi: &#8216;Cosa mi verrebbe meno davvero se</em> <em>dovessi perdere tutto?&#8217;. Il fatto che poi ci sia una direzione più drammatica che è venuta spontanea, è interessante e mi diverte molto, anche nel modo in cui le ragazze risolvono il dramma. <strong>Si sono inventate le “domande scomode ad Antigone”</strong>, ad esempio. &#8216;Qual è il tuo fratello preferito?&#8217;, &#8216;Di’ la verità, hai preferito morire piuttosto che sposarti?&#8217; e chiudono con &#8216;Per andare nell’Ade, scarpette basse o scarpette alte?&#8217;.</em></p>



<p><em><strong>Hanno sempre bisogno di riportare il tutto dentro una sopportabilità, è il tragicomico dell’esistenza</strong></em>&#8220;.</p>



<p><strong>Quando presenterete il lavoro?</strong></p>



<p><em>&#8220;Abbiamo fissato la data della restituzione pubblica il prossimo 6 giugno. Sarà in divenire, presentare questo lavoro è l’ultimo dei nostri problemi. L&#8217;abbiamo deciso insieme, quando abbiamo raggiunto un grado sufficiente di tranquillità. Lo faremo qua, alla Casa delle Donne dove si tiene il laboratorio. Staremo comode,<strong> è fondamentale stare nello spazio che loro stesse hanno creato</strong></em>&#8220;.</p>



<p><strong>Chi è Cecilia Di Giuli. </strong>Laureata in lettere e filosofia (v.o.) con 110 e lode con una tesi in bioetica presso l’Università La Sapienza di Roma. Si forma come attrice radiofonica presso l’Accademia d’Arte Drammatica S. D’Amico di Roma e come attrice-performer presso il C.U.T. di Perugia. Lavora in teatro con Alessandro Gassmann, Anna Foglietta, Roberto Cavosi, Lucia Calamaro, Ottavia Piccolo. È&nbsp;attrice presso lo Stabile dell’Umbria. Per la televisione e il cinema la vediamo in lavori quali Don Matteo, Distretto di Polizia, Un professore, I peggiori giorni, Non uccidere, ed attualmente impegnata per una nuova fiction RAI, Balene. È&nbsp; drammaturga ed arriva in finale per il premio <em>Inbox</em> e <em>Il Mondo è&nbsp; ben fatto</em>. Come formatrice conduce laboratori per l’infanzia, l’adolescenza e la terza età, sia di scrittura scenica che di teatro. Attualmente impegnata con dei laboratori presso la Casa delle donne di Terni.</p>
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		<title>Laboratori 2024/2025 &#8211; Parliamo con&#8230; Irene Loesch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lab Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 09:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[parliamocon]]></category>
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					<description><![CDATA[Lei è l&#8217;anima del Progetto Mandela. Una donna che da quasi quattro decenni è diventata il punto di riferimento di generazioni di giovani che vogliono fare teatro nella declinazione dei diritti. Irene Loesch, regista, drammaturga e formatrice è tra quanti hanno fondato questa esperienza nel 1988. Con lei abbiamo parlato a lungo, ripercorrendo la storia [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Lei è l&#8217;anima del Progetto Mandela.</strong> Una donna che da quasi quattro decenni è diventata il punto di riferimento di generazioni di giovani che vogliono fare teatro nella declinazione dei diritti. <strong>Irene Loesch, </strong>regista, drammaturga e formatrice è tra quanti hanno fondato questa esperienza nel 1988. Con lei abbiamo parlato a lungo, ripercorrendo la storia del <strong>Progetto Mandela,</strong> di come è cambiato negli anni e, naturalmente, di quello su cui ragazze e ragazzi stanno lavorando quest&#8217;anno anche in vista dello spettacolo conclusivo che andrà in scena <strong>mercoledì 16 aprile alle 21</strong> al<strong> Teatro Secci di Terni.</strong></p>



<p><strong>Che cosa rappresenta per te il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<strong><em>È una delle cose importanti della mia vita.</em></strong><em> Un&#8217;avventura iniziata nel 1988 a Terni insieme a <strong>Tommaso Onofri, Marcello Ricci, Domenico Ciafli e Paola Marsella</strong>. Ci siamo incontrati e ci siamo detti &#8216;Sarebbe bello dare vita a questo esperimento&#8217; che coniugava scuola e teatro, una cosa all&#8217;epoca molto innovativa e che secondo me, dopo ormai 37 anni, non ha neanche perso il suo smalto. Il <strong>Progetto Mandela</strong> ha la capacità di adattarsi ai cambiamenti, perché il fondamento rimane lo stesso: <strong>lavorare insieme con giovani e cittadini attorno ai temi dei diritti umani per creare dei prodotti culturali con un metodo partecipativo.</strong> Oggi ci sono tante esperienze che portano avanti questo tipo di lavoro. Il Progetto Mandela ha dimostrato che questa è una metodologia vincente</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Parlavi proprio della adattabilità del Progetto. Come si è evoluto il rapporto con la città di Terni e con il pubblico?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Inizialmente, quando è nato, a Terni non c&#8217;era una grande offerta, il Progetto è stato una novità assoluta. L&#8217;adesione è stata massiccia ed è cresciuta negli anni allargandosi a tante scuole e arrivando anche fuori dall&#8217;Italia. Abbiamo avuto contatti con soggetti come l&#8217;ambasciata di Francia e il Parlamento Europeo. Piano piano abbiamo costruito una rete che ha avuto il suo massimo splendore tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Dopo le cose sono cambiate e dalla partecipazione in massa siamo passati a una partecipazione diversa</em> <em>perché il</em> <strong><em>mondo della scuola è cambiato</em></strong><em>.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em><strong>Il Mandela è uno spazio creativo, non scolastico. Lavoriamo insieme con giovani e cittadini attorno ai temi dei diritti umani per creare dei prodotti culturali con un metodo partecipativo.</strong></em></p>
</blockquote>



<p><em>Il fatto che tanti studenti di tante scuole differenti si incontrassero era una cosa positiva, e lo è stata a lungo. Con l&#8217;introduzione dell&#8217;autonomia scolastica, questa per la scuola è diventata negativa. La scuola ha iniziato a gestire tutto da sé, diventando sempre più un&#8217;azienda, e quello ha fatto perdere molto. La scuola si è rivolta verso obiettivi diversi perché doveva &#8216;attirare&#8217; gli studenti. Questo ha certamente cambiato il rapporto del Progetto Mandela con le istituzioni scolastiche. Noi venivamo invitati a fare attività nelle scuole durante le lezioni mentre il nostro primo obiettivo è sempre stato far incontrare gli studenti dei vari istituti nei momenti extra scolastici e creare altri stimoli. <strong>Il Mandela è uno spazio creativo, non scolastico. </strong>Il nostro target sono sì gli studenti delle superiori ma anche quelli universitari e i cittadini, tanto di ciò che facciamo è rivolto a tutta la città, come le mostre o le trasmissioni radio.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="823" src="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_2-1024x823.jpg" alt="" class="wp-image-8013" style="width:650px;height:auto" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_2-1024x823.jpg 1024w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_2-300x241.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_2-768x617.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_2.jpg 1440w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Il teatro è il cuore del Progetto Mandela,</em></strong><em> perché ci si innamora del teatro facendolo. Si crea sempre una magia nell&#8217;essere e nel fare insieme e negli anni abbiamo avuto dei gruppi meravigliosi. Il teatro ha questa forza enorme ed è per questo che secondo me non va abbandonato anche come strumento di diffusione. Fare teatro fa bene così come fa bene utilizzarlo come veicolo per parlare di tanti argomenti. Al Mandela chi viene può scegliere fra recitazione, costumi, scenografia, scrittura o musica: ci sono molti ambiti, è un lavoro corale. <strong>Alla fine, quando facciamo lo spettacolo, tutti sanno di aver dato il proprio contributo</strong></em>&#8220;.</p>



<p><strong>Dicevi che dal 2015 il Progetto Mandela è andato incontro a un grande cambiamento. Che cosa è successo?</strong></p>



<p>&#8220;<em>La cacciata da quella che era la sede storica del Progetto Mandela, nel teatrino al seminterrato del Liceo Galilei di Terni, uno spazio rimesso a nuovo anche perché c&#8217;eravamo noi che facevamo attività. Una conseguenza probabilmente dell&#8217;autonomia scolastica. Iniziavamo ad essere visti come troppo di rottura e non più in linea per quei tempi</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Paradossalmente eravate &#8216;giusti&#8217; per gli anni Ottanta e meno &#8216;giusti&#8217; per una decina di anni fa.</strong></p>



<p>&#8220;<em>Adesso sempre più spesso sono gli insegnanti stessi che fanno teatro a scuola, che è molto diverso rispetto a farlo con i professionisti. Come Progetto Mandela abbiamo sempre curato la qualità e la professionalità di tutte le persone coinvolte e non abbiamo mai accettato compromessi. <strong>Non abbiamo avuto né padri, né padroni, né partiti, né tessere, mai nulla di tutto ciò, abbiamo scelto sempre la libertà. </strong>Abbiamo parlato dei gulag in Corea del Nord e in Unione Sovietica, così come abbiamo parlato dei campi di concentramento nella Germania nazista o del regime fascista in Italia. Non abbiamo mai avuto un&#8217;appartenenza politica. Quando si lavora con i giovani si affrontano temi universali, diversamente diventerebbe un indottrinamento. Non lo abbiamo mai fatto&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Dopo questa &#8216;cacciata&#8217; cosa è successo?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Abbiamo continuato a fare i laboratori, cambiando varie sedi, ci siamo interrotti solamente durante il periodo del Covid. Abbiamo spaziato molto, realizzando anche contenuti audiovisivi, come la web serie &#8216;<strong>Libere di volare</strong>&#8216; con cui siamo stati nominati in una categoria al Web Fest di Roma. Abbiamo sperimentato negli anni mezzi espressivi diversi tenendo sempre al centro il fare insieme, che è molto stimolante per chi lavora con i più giovani che spesso hanno delle grandi intuizioni</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Arriviamo al presente. Su cosa state lavorando?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Sull&#8217;impegno dei giovani. Per il <strong>25 novembre </strong>abbiamo lavorato sulla violenza contro le donne con la figura di<a href="https://progetto.tr.it/news/artemisia-e-le-altre-lo-spettacolo-del-progetto-mandela-per-il-25-novembre/"> <strong>Artemisia Gentileschi</strong></a> e per il <strong>27 gennaio </strong>abbiamo ricordato i ragazzi della &#8216;<strong><a href="https://progetto.tr.it/news/la-rosa-bianca-lo-spettacolo-del-progetto-mandela-per-il-giorno-della-memoria/">Rosa Bianca</a>&#8216;</strong></em>, <em>mentre per lo spettacolo finale &#8216;<strong>La terza onda</strong>&#8216;, che andrà in scena <strong>mercoledì 16 aprile al Teatro Secci</strong>,abbiamo affrontato il perché storicamente sono state poche le voci che si sono opposte alla violenza del totalitarismo.</em></p>



<p><em>Lo spettacolo parte da un esperimento avvenuto all&#8217;interno di una scuola americana in cui un professore, proprio per dare una risposta ai suoi studenti, li ha coinvolti a loro insaputa.<strong> La sua classe così è diventata esclusiva, nel senso di escludere gli altri e settaria, l&#8217;esempio di come si sviluppa il fascismo</strong>. La classe a un certo punto si è trasformata in una società totalitaria in miniatura. Nell&#8217;essere umano purtroppo resiste ancora questa supposizione di credersi di più o migliore degli altri, l&#8217;arroganza di decidere cosa è &#8216;bene&#8217; e cosa è &#8216;male&#8217;, così come la volontà di indirizzare gli altri in una specifica direzione.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="648" src="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1-1024x648.jpg" alt="" class="wp-image-8014" style="width:635px;height:auto" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1-1024x648.jpg 1024w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1-300x190.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1-768x486.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1-1536x972.jpg 1536w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/04/Irene_1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Quell&#8217;esperimento è diventato anche un film che per anni è stato proposto nelle scuole. Credo che al giorno d&#8217;oggi con le oligarchie al potere, mentre accadono cose terribili contro i diritti umani, con la richiesta dell&#8217;uomo e della donna &#8216;forti&#8217; al comando, era giusto interrogarsi su questo. Abbiamo rivisto il testo, attualizzandolo, inserendo contenuti dal web e da questo &#8216;Grande Fratello&#8217; che imperversa, con qualche accenno a &#8216;1984&#8217; di Orwell che è sempre attualissimo. Abbiamo riflettuto sulle paure, soprattutto quella del &#8216;diverso&#8217;</em>, <em>e anche sull&#8217;impoverimento della lingua in un momento in cui l&#8217;informazione si preferisce fare con slogan e non si approfondisce. Con le ragazze e i ragazzi dei laboratori abbiamo ragionato su tutto questo, <strong>aiutandoli a sviluppare il senso critico e ad essere più vigili</strong></em>&#8220;.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Con le ragazze e i ragazzi dei laboratori abbiamo ragionato su tutto questo, <strong>aiutandoli a sviluppare il senso critico e ad essere più vigili</strong></em>.</p>
</blockquote>



<p><strong>Concludiamo parlando dei progetti per il futuro.</strong></p>



<p>&#8220;<em>Abbiamo nuovamente presentato il progetto alla Chiesa Valdese che quest&#8217;anno ha finanziato i laboratori&nbsp; con i fondi dell&#8217;otto per mille. In autunno abbiamo in programma dei workshop su drammaturgia e messa in scena rivolti agli studenti universitari. Per ora vorremmo portare in scena con le formatrici del Progetto Mandela &#8216;<strong><a href="https://progetto.tr.it/news/sciocchezze-il-progetto-mandela-per-resistenze-femministe-mette-in-scena-unopera-di-susan-glaspell/">Sciocchezze</a>&#8216;</strong> dal libro di Susan Glaspell, che abbiamo presentato al festival &#8216;Resistenze Femministe'&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Chi è Irene Loesch.</strong> Inizia il suo percorso professionale nei teatri pubblici in Italia e Germania per scegliere presto di dedicarsi al lavoro artistico, culturale e organizzativo anche in ambito sociale, convinta che gli artisti abbiano una&nbsp;grande responsabilità nella costruzione di una società giusta, equa e&nbsp;rispettosa dei diritti di tutti. Nel 1988 fonda insieme a Tommaso Onofri, Marcello Ricci, Paola Marsella e Domenico Cialfi &#8216;<strong>Il Progetto&#8230;</strong>&#8216;, una sperimentazione culturale e artistica, che nel 1990 viene intitolata a Nelson Mandela e che opera a Terni coinvolgendo giovani e cittadini di ogni età.&nbsp;Regista teatrale con qualche incursione in tv e radio, drammaturga, traduttrice di testi teatrali, ideatrice e curatrice di progetti&nbsp;culturali, editrice, attivista per i diritti umani, ha trovato nel teatro la sua dimensione ideale per raccontare storie che ci riguardano.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Laboratori 2024/2025 &#8211; Parliamo con&#8230; Irene Sdogati</title>
		<link>https://progetto.tr.it/dietro-le-quinte/laboratori-2024-2025-parliamo-con-irene-sdogati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lab Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 16:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio di costumi]]></category>
		<category><![CDATA[parliamocon]]></category>
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					<description><![CDATA[Continuiamo con le nostre interviste alle formatrici del Progetto Mandela. Stavolta è il turno di Irene Sdogati che quest&#8217;anno cura il laboratorio di costume teatrale. Ci siamo fatte raccontare meglio come si realizzano gli abiti di scena e come stanno lavorando in vista dell&#8217;imminente spettacolo conclusivo. Da quanto tempo collabori con il Progetto Mandela? &#8220;Ho [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Continuiamo con le nostre interviste alle formatrici del <strong>Progetto Mandela</strong>. Stavolta è il turno di <strong>Irene Sdogati</strong> che quest&#8217;anno cura il laboratorio di costume teatrale. Ci siamo fatte raccontare meglio come si realizzano gli abiti di scena e come stanno lavorando in vista dell&#8217;imminente spettacolo conclusivo.</p>



<p><strong>Da quanto tempo collabori con il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Ho iniziato proprio quest&#8217;anno, è la prima esperienza&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Come vi state muovendo con il laboratorio di costume teatrale?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Mi sta piacendo molto, soprattutto mi piace condividere la sperimentazione con le ragazze, evitando di fare cose che siano troppo &#8216;classiche&#8217; ma, al contrario, preferisco coinvolgerle in diverse tecniche. Come il ricamo o anche l&#8217;uso di bombolette spray sui tessuti</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Su che cosa avete lavorato finora?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Abbiniamo la pratica alla teoria fatta di storia del costume, della moda e del cinema. Ora ci stiamo focalizzando sui costumi dello spettacolo <strong>del 16 aprile</strong>. Abbiamo fatto un po&#8217; di ricerche sulle immagini e sui colori, cercando di individuare i costumi che caratterizzassero meglio i personaggi</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Che costumi vedremo sul palco del Teatro Secci?</strong></p>



<p>&#8220;<em>I ragazzi andranno a rappresentare un gruppo scolastico, quindi più o meno loro stessi&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Lo spettacolo del 27 gennaio <a href="https://progetto.tr.it/news/la-rosa-bianca-lo-spettacolo-del-progetto-mandela-per-il-giorno-della-memoria/">per il Giorno della Memoria </a>invece era ambientato nei primi anni Quaranta.</strong></p>



<p>&#8220;<em>In quel caso le ragazze e i ragazzi del laboratorio di teatro ci avevano proposto alcuni loro abiti e abbiamo cercato di dare uniformità a livello cromatico</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Si notava. Ultima domanda che è quella che abbiamo posto a tutte le formatrici. Che cosa ti ha colpita di più durante il laboratorio?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Quello che mi ha stupita <strong>è la cultura delle ragazze che seguono il laboratorio di costume</strong>, che sono anche molto giovani. Hanno un&#8217;età fra i 16 e i 18 anni. A livello emotivo, mi hanno colpito la loro maturità e curiosità&#8221;</em>.</p>



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<p><strong>Chi è Irene Sdogati. </strong>Frequenta l’Istituto d’Arte di Terni ed è qui che si appassiona sempre di più all’arte, in particolare alla fotografia e al cinema. Nel 2009 completa il suo primo anno All’Accademia di fotografia di Roma, mentre nel 2011 si iscrive all’Istituto italiano della moda concludendo il percorso triennale e successivamente frequenta un master in costume per il cinema ed il teatro.<br>Ha vissuto in varie città come Londra, Barcellona e Berlino che hanno contribuito a darle una visione più ricca e ampia soprattutto in campo artistico. In questi anni sperimenta varie tecniche come la cianotipia, la serigrafia e la tintura dei tessuti. Il focus dei suoi lavori è sul ricamo e la fotografia e da sempre unisce varie tecniche usando anche materiali insoliti.</p>
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		<title>Laboratori 2024/2025 &#8211; Parliamo con&#8230;Alessandra Sarti</title>
		<link>https://progetto.tr.it/dietro-le-quinte/laboratori-2024-2025-parliamo-con-alessandra-sarti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lab Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2025 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[parliamocon]]></category>
		<category><![CDATA[scenografia]]></category>
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					<description><![CDATA[Andiamo avanti con le nostre interviste alle donne dietro alle quinte dei laboratori di quest&#8217;anno. Stavolta ci siamo confrontate con Alessandra Sarti che cura il laboratorio di scenografia digitale, proposto per la prima volta in assoluto in questa edizione. Da quanto tempo sei formatrice per il Progetto Mandela? &#8220;Da quest&#8217;anno. Sono una new entry&#8220;. In [&#8230;]]]></description>
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<p>Andiamo avanti con le nostre interviste alle donne dietro alle quinte dei laboratori di quest&#8217;anno. Stavolta ci siamo confrontate con <strong>Alessandra Sarti</strong> che cura il laboratorio di scenografia digitale, proposto per la prima volta in assoluto in questa edizione.</p>



<p><strong>Da quanto tempo sei formatrice per il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Da quest&#8217;anno. Sono una new entry</em>&#8220;.</p>



<p><strong>In cosa consiste il laboratorio di scenografia digitale?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Partiamo ragionando insieme su cosa può essere utile allo spettacolo, in modo da creare un contesto attraverso la scenografia e realizzarlo con dei mezzi non tradizionali. Lavoriamo con dei programmi al computer con cui creiamo contenuti che vengono videoproiettati sulla scena. Stiamo facendo un lavoro anche di comprensione, prima di tutto, di ciò che fanno i ragazzi a teatro. Andiamo spesso a vedere, ci confrontiamo fra formatrici sul tema, per capire cosa vogliamo raccontare e poi creare qualcosa che possa dare allo spettacolo quell&#8217;elemento in più. Ci sono spettacoli senza scenografia, bisogna essere molto bravi a reggere il palco. Con la scenografia digitale, potendo fare anche cose diverse dal solito, lavoriamo anche insieme a loro per capire<strong> cosa può essere interessante da far vedere che non sia il solito fondale</strong>. Stiamo cercando di pensare a soluzioni, sì, per dare un contesto alla scena, ma soprattutto un&#8217;emozione. <strong>Puntiamo quindi più a cose astratte che rimandino al concreto</strong>, ma mantenendo questo astrattismo per suggerire delle emozioni e lasciare una libertà di interpretazione&#8221;</em>.</p>



<p><strong>La scenografia digitale quindi è dinamica.</strong></p>



<p>&#8220;<em>Molto, si può gestire come si vuole. Abbiamo anche pensato, per esempio, di proiettarla direttamente sui ragazzi, sui loro corpi e sugli oggetti di scena. Ci piacerebbe fare qualcosa di dinamico, instaurando una comunicazione fra i corpi e la scenografia&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Che cosa ti ha colpito di più lavorando con i ragazzi del laboratorio?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Non lavoro spesso con i ragazzi di questa età, seguo ragazzi di 14-15 anni, una fase particolare, a volte difficile, e li ho trovati molto attenti, svegli, propositivi, cose che pessimisticamente non mi aspettavo, qualcosa che non si riscontra sempre a questa età. Sono rimasta stupita. Da subito gli ho fatto vedere la tecnica, lasciandoli poi liberi di decidere come impostare la parte creativa. <strong>Volevo, come gli ho detto, che si sentissero liberi, per avere poi magari un feedback. Gli ho lasciato questa libertà fin dall&#8217;inizio e loro l&#8217;hanno sfruttata: questa cosa mi ha colpito molto</strong></em>&#8220;.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" data-id="7923" src="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-1024x575.jpg" alt="" class="wp-image-7923" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-1024x575.jpg 1024w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-300x169.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-768x432.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-1536x863.jpg 1536w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3-800x450.jpg 800w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2025/03/Lab_scenografia_3.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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</figure>



<p></p>



<p><strong>Chi è Alessandra Sarti. </strong>Libera professionista, lavora nell’ambito delle arti performative e nel settore dei beni culturali come creatrice di contenuti audio-visivi per scenografie digitali e allestimenti multimediali di vario tipo.</p>
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		<title>Laboratori 2024/2025 &#8211; Parliamo con&#8230; Elisa Gabrielli</title>
		<link>https://progetto.tr.it/dietro-le-quinte/laboratori-2024-2025-parliamo-con-elisa-gabrielli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lab Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[parliamocon]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;edizione 2024/2025 dei laboratori del Progetto Mandela a formare ragazze e ragazzi nelle arti dello spettacolo declinate nel segno dei diritti, c&#8217;è una squadra interamente al femminile. Non una scelta ma una combinazione. Per approfondire alcuni aspetti che si celano dietro le quinte, abbiamo deciso di intervistare tutte le donne che ogni settimana incontrano le [&#8230;]]]></description>
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<p>Nell&#8217;edizione 2024/2025 dei laboratori del <strong>Progetto Mandela</strong> a formare ragazze e ragazzi nelle arti dello spettacolo declinate nel segno dei diritti,<strong> c&#8217;è una squadra interamente al femminile.</strong> Non una scelta ma una combinazione. Per approfondire alcuni aspetti che si celano dietro le quinte, abbiamo deciso di intervistare tutte le donne che ogni settimana incontrano le ed i giovani e si confrontano con i percorsi formativi. Un processo di crescita che spesso sorprende e sempre arricchisce. Cominciamo con<strong> Elisa Gabrielli</strong>, che quest&#8217;anno si occupa del laboratorio di recitazione, sia per i più piccoli che per i più grandi.</p>



<p><strong>Da quanto tempo collabori con il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em>La mia primissima esperienza è stata in terzo superiore, ero una partecipante al laboratorio, ho iniziato perché mi servivano i crediti formativi, non lo nascondo. Da lì ho scoperto un mondo, un mondo che, con tanti sacrifici, è diventato la mia professione&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Quando sei diventata formatrice per il Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Nel 2015, ormai sono dieci anni. Irene mi ha proposto di dedicarmi alla formazione e per me è stata una bella sfida e così ho cominciato ma sono io che imparo. <strong>Mentre spiego le cose ai ragazzi, io le capisco</strong>. La svolta è stato capire che loro con me stanno bene</em>&#8220;.</p>



<p><strong>La scena di quando vi abbiamo visti l&#8217;altro giorno sul divano che ridevate mentre facevate il laboratorio è emblematica. </strong></p>



<p>&#8220;<em><strong>Il Progetto Mandela è anzitutto un laboratorio di condivisione</strong>, è meraviglioso vedere ragazze e ragazzi che si muovono insieme per lo stesso obiettivo&#8221;</em>.</p>



<p><strong>Qual è il tuo impegno con ragazze e ragazzi del Progetto Mandela?</strong></p>



<p>&#8220;<em><strong>Il nostro è un impegno condiviso.</strong> Lavoriamo per renderli più consapevoli di loro stessi in relazione alla comunità in cui vivono. Recitare una parte e dire una battuta in un preciso momento e non in un altro e dirla tutta, comporta che l&#8217;altra persona che interagisce abbia una reazione. <strong>È un meccanismo che ti porta a prendere il tuo posto nello spettacolo e, più in grande, nella società.</strong> Una volta che sappiamo qual è il nostro posto è possibile trovare la libertà perché una ragazza o un ragazzo che deve recitare una battuta, piano piano scopre che intorno a quella battuta c&#8217;è del tempo per sé. È una consapevolezza del qui e ora, che i ragazzi acquisiscono con la recitazione. Le prove sono fondamentali in questo senso</em>&#8220;.</p>



<p><strong>Sullo spettacolo conclusivo del 16 aprile possiamo dare qualche anticipazione?</strong></p>



<p>&#8220;<em>Stiamo partendo da &#8216;1984&#8217; di George Orwell per le tematiche che tratta, <strong>sul tema del controllo</strong>, anche per capire che cosa si può fare in scena. Da quest&#8217;anno abbiamo il laboratorio di scenografia digitale che ci permette di creare nuovi tipi di interazione. Sono spunti che a noi aiutano nella creazione dello spettacolo</em>&#8220;.</p>



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<p class="responsive-video-wrap clr"><iframe title="Laboratori 2024/2025 - Parliamo con... Elisa Gabrielli" width="1200" height="675" src="https://www.youtube.com/embed/7B-M8PpkAG0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
</div></figure>



<p></p>



<p><strong>Chi è Elisa Gabrielli. </strong>Dopo aver finito il liceo frequenta la scuola di recitazione triennale Ass.Cult. “MUMOS”di Gastone Moschin e Marzia Ubaldi in contemporanea con la laurea triennale in Scienze e Tecnologie della Produzione Artistica presso l&#8217;Università degli Studi di Perugia. Dopo la scuola di recitazione inizia a lavorare come attrice professionista per L’Ass. “Progetto Mandela” e in vari teatri e produzioni teatrali avendo la fortuna di dividere il palco anche con Zuzzurro e Gaspare. Conseguentemente si laurea in Beni Culturali all&#8217;Università della Tuscia di Viterbo. Dal 2015 lavora come attrice per il Teatro Stabile dell&#8217;Umbria e attrice/formatrice per l’Ass. “Progetto Mandela”. Non interrompe la formazione di attrice; nel 2018 frequenta un corso di recitazione alla LAMDA di Londra e nel 2019 una Masterclass in Screen Acting presso l&#8217;Actros Studio, Pinewood Studios, Londra. Dal 2015 è formatrice per i laboratori di teatro per il Progetto Mandela e dal 2023 per il teatro Manini di Narni.</p>
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