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	<title>Voci fuori dal coro &#8211; Progetto</title>
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	<description>Creare per i diritti umani</description>
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	<title>Voci fuori dal coro &#8211; Progetto</title>
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		<title>Ultime dal Progetto: chiacchierata con Irene Loesch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Progetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 18:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
		<category><![CDATA[Voci fuori dal coro]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo fatto una chiacchierata con Irene Loesch, il direttore artistico del Progetto Mandela, autrice e regista dello spettacolo finale dei laboratori teatrali, sullo stato dei lavori dei laboratori, visto che siamo a circa metà del percorso. Con l’occasione, abbiamo anche approfondito alcuni aspetti che riguardano la tematica dello spettacolo. Ciao Irene, come procede il lavoro?Il [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo fatto una chiacchierata con Irene Loesch, il direttore artistico del Progetto Mandela, autrice e regista dello spettacolo finale dei laboratori teatrali, sullo stato dei lavori dei laboratori, visto che siamo a circa metà del percorso. Con l’occasione, abbiamo anche approfondito alcuni aspetti che riguardano la tematica dello spettacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ciao Irene, come procede il lavoro?</strong><br>Il lavoro procede bene, ma abbiamo dei grossissimi problemi logistici. Fin dall’inizio di quest’anno siamo stati sfrattati dal teatrino che da 25 anni il Mandela ha usato, senza nessun motivo valido e logico. Ci siamo ritrovati senza un luogo adeguato in cui lavorare e siamo costretti a svolgere i nostri incontri in una stanzetta.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/03/img_6912.jpg"><img decoding="async" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/03/img_6912.jpg?w=670" alt="IMG_6912" class="wp-image-216"/></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Per quanto riguarda lo spettacolo, come ci si organizzerà?</strong><br>Andremo a cercare una stanza un po’ più grande. Sicuramente ,però, non avremo lo spazio che realmente ci serve. Ci troveremo realmente nel posto giusto solo gli ultimi 4 giorni, quando ci recheremo al teatro Secci. Anche per quanto riguarda la&nbsp; scrittura stiamo cercando di trovare degli escamotage&nbsp; per non fare troppe scene corali, cosa che va a discapito anche dell’affiatamento dei ragazzi. Credo che in questo momento non ci sia da fare altro se non una protesta, perché né le istituzioni, né la scuola, né nessun altro se ne preoccupa… si vede che per loro non è importante che 50 ragazzi ternani possano lavorare in maniera seria con il Progetto Mandela! Al di la di questo, tuttavia, penso che lo spettacolo sarà molto divertente.<br><strong>Qual è il tema?</strong><br>Lo spettacolo sarà incentrato sui&nbsp; viaggi dei profughi e dei rifugiati, sull’attraversamento del Mediterraneo e sulla grande tragedia di questo genocidio che sta avvenendo nel mare. Proprio qualche tempo fa, altre 300 persone hanno perso la vita perché non hanno raggiunto l’altra riva del Mediterraneo. Questo è il tema, ma vedrete che verrà trattato, come spesso succede, in maniera inusuale. Punteremo la luce su degli aspetti che lo faranno diventare un po’ grottesco. Infatti, possiamo anche non ridere della tragedia, ma ridere di alcune situazioni, come la burocrazia, proprio per illuminare meglio la tematica. Lo spettacolo avrà vari piani di narrazione tra i quali&nbsp; anche quello delle storie di vita di questi naufraghi, storie vere di sopravvissuti che abbiamo raccolto sia con degli incontri sia con del materiale che ci è stato fornito dall’ARCI, associazione che ha collaborato con noi per spiegare qual è questo dramma dei profughi che vengono dalle situazioni di guerra, di miseria, di fame. L’Europa non riesce ad affrontare l’aspetto umanitario questa emergenza.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/03/img-20150223-wa00001.jpg"><img decoding="async" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/03/img-20150223-wa00001.jpg?w=670" alt="IMG-20150223-WA0000(1)" class="wp-image-217"/></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong>Parlaci della scenografia di questo spettacolo!</strong><br>I ragazzi hanno ultimato il modellino. Avremo un mare e una nave. A bordo di questa nave avremo una serie di personaggi che rappresenteranno l’Europa, il governo, le nostre autorità. Il mare, invece,&nbsp; sarà popolato da tutte quelle persone che, purtroppo, non ce l’hanno fatta ad arrivare dall’altra parte. Il gruppo di scenografia è diretto da Michele Meschini con la supervisione di Rosita Rossi. I ragazzi hano già iniziato a fare i costumi, quindi sono passati dalla fase di progettazione , alla fase di realizzazione,&nbsp; grazie anche all’aiuto di due costumiste che li stanno guidando.</p>
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		<title>I doni dell&#8217;arte: intervista a Ivan Tanteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Progetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2015 16:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Voci fuori dal coro]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Tanteri]]></category>
		<category><![CDATA[recitazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 12 gennaio si è tenuto, &#160;il primo dei tre incontri del percorso di laboratorio organizzato pe ril Progetto Mandela dall’attore, regista e pedagogo di origini ternane Ivan Tanteri, “I Doni dell’Arte”. Questa è la chiacchierata che abbiamo fatto con lui! Ivan cosa pensi di fare con noi ragazzi del Progetto? Ripercorrere &#160;le &#160;linee che [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 12 gennaio si è tenuto, &nbsp;il primo dei tre incontri del percorso di laboratorio organizzato pe ril Progetto Mandela dall’attore, regista e pedagogo di origini ternane Ivan Tanteri, “I Doni dell’Arte”. Questa è la chiacchierata che abbiamo fatto con lui!</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/01/dsc_0150.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="679" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/01/dsc_0150.jpg?w=670" alt="DSC_0150" class="wp-image-172" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/01/dsc_0150.jpg 1024w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/01/dsc_0150-300x199.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2015/01/dsc_0150-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ivan cosa pensi di fare con noi ragazzi del Progetto?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ripercorrere &nbsp;le &nbsp;linee che ho mostrato attraverso questo piccolo percorso che è un pò un racconto teatralizzato di quella che &nbsp;è stata la mia esperienza di 40 anni di teatro. &nbsp;Però vorrei partire &nbsp;da un qualcosa di molto preciso, il respiro nella voce, come si può passare attraverso l’organicità del respiro per trovare diversi tipi di voce e come trovarli attraverso il linguaggio del corpo, &nbsp;quindi il respiro del corpo attraverso la voce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cosa consigli &nbsp;a noi giovani che vogliamo intraprendere non dico una carriera, ma quanto una vita nel teatro?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi consiglio di non fare teatro fondamentalmente perchè, chi &nbsp;fa teatro in maniera profonda &nbsp;e non passa attraverso alcune forme che conosciamo molto bene che tagliano le strade, deve avere delle grandi motivazioni &nbsp;un grande senso dell’avventura perchè il teatro è una grande avventura &nbsp;ed è arte dell’incontro. Se perdiamo di vista questi due momenti centrali, perdiamo di vista il teatro , diventa un’altra cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tante forme di teatro, e tu oggi ci hai fatto vedere una parte di un determinato teatro, il teatro di immagine come lo hai chiamato. Quanto è complesso lavorare con il corpo per far evocare immagini senza parola?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è complesso, è complesso come la parola, come una canzone, come lo studio di una partitura musicale. Ci sono le partiture fisiche, ci sono le partiture del testo, ci sono le partiture musicali, non c’è nessuna differenza tra un musicista che studia le partiture e un attore che studia le sue partiture. &nbsp;Significa che un do è un do e non può essere un do calante &nbsp;o un do crescente e poi questo messo insieme a tutta l’orchestra del teatro, crea una bella sinfonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tu oltre che attore sei stato uno spettatore, ti ricordi cosa vedevi negli spettacoli che ti hanno incuriosito di più?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io fino a diciotto anni non ero andato mai a teatro. Un giorno, ho visto un film, che era Apocalypsis cum figuris di &nbsp;Grotowski , tutto sul corpo e in polacco, dove del testo non capivo una parola ma ho capito tutto. Lì ho capito che volevo fare quel tipo di teatro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quindi, ti sei ispirato a Grodovskij?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi sono ispirato, diciamo che sono rimasto impressionato a tutti i livelli, ed era una pellicola. Poi durante il mio percorso sono stato a contatto con Pupella e con Rosalia Maggio, abbiamo diretto, insieme con i miei compagni di viaggio di allora, il Centro Teatrale Europeo a Frascati, abbiamo fatto scambi tra teatro di gruppo e teatro tradizionale con le famiglie d’arte, con i Colombaioni, con Isso Miura che è un giapponese. Questo non ha mai messo in discussione che tutto parte dalla serietà dallo studio, dalla precisione, dalla volontà e soprattutto da una grande motivazione che quella non te la può dare nessuno, co ce l’hai o non ce l’hai.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Questo spettacolo…</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione a chiamarlo spettacolo! E’ un dono che volevo fare agli studenti del teatro, che volevo fare alla mia città da dove sono partito tanti anni fa e dove ho incontrato il teatro, e soprattutto al Progetto Mandela perchè riconosco nel Progetto Mandela un grande valore aggiunto per la città di Terni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel teatro di immagini è protagonista il corpo e gli oggetti che circondano l’attore. Questo è uno spettacolo portato in tutto il mondo, come reagiscono gli spettatori a queste immagini in base al paese?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono diverse reazione, quello che ti posso dire è che in Sud America c’è una esplosione, vengono toccati a livello sensitivo, sono più liberi da tutta una serie di blocchi mentali che noi possiamo avere o non avere. Noi siamo legati molto al capire, là sentono, c’è tutto un altro modo. Ma in Norvegia per esempio, reagiscono in maniera molto calorosa. In Danimarca sembra che non reagiscano, poi invece finito lo spettacolo senti che vengono con una grande emozione, con grande interesse. Questa è anche la forza, come raccontare storie attraverso gli oggetti e le immagini che uno dà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultima scena che io ho fatto, è la storia di un drago, e una principessa che con l’ombrellino sta nel castello perché il padre la vuole proteggere dalle brutture della vita. Ci sono i soldati che si allenano con la spada che fanno la guardia alla principessa. Poi arriva il principe a cavallo, c’è una grande festa, tutte le guardie si ubriacano, e c’è un uccellino che parla alla principessa attraverso la finestrella della torre e gli racconta tutte le bellezze dei profumi, dei cinguetti degli uccelli. lei scappa, parla col gufo, con la civetta, con la margherita, finchè non arriva al lago e vede la sua immagine riflessa e viene colpita dalla sua bellezza. &nbsp;Ma anche il drago, il principe delle acque, si innamora di lei, e attraverso le lingue di fuoco la trascina sotto il lago. Diventa tutto chiaro. Lo posso raccontare o lo posso far immaginare. Dopo tutto finisce con una grande festa dove viene invitato anche il drago ed entra Fellini in simbiosi con tutto quanto e c’è la fusione di diversi livelli perchè noi siamo abituati a degli schemi: adesso che io te lo racconto allora capisci, ma io non ti voglio far capire. Ognuno fa la drammaturgia di quello che vede, è questa la grande libertà, perchè sennò so sempre come inizia come si svolge e come finisce… e la sorpresa?</p>
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		<title>Migrazioni e rifugiati: intervista a Valentina Itri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Progetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2014 18:04:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci fuori dal coro]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Itri]]></category>
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					<description><![CDATA[Il giorno 13 novembre 2014, presso i locali della comunità Valdese di Terni, si è tenuto un incontro riguardante i temi dell’immigrazione e della lotta contro il razzismo. Noi ragazzi del progetto Mandela del gruppo di comunicazione, per saperne di più, abbiamo intervistato Valentina Itri, la quale lavora con l’associazione ARCI. &#8211;Ciao Valentina, dicci chi [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il giorno 13 novembre 2014, presso i locali della comunità Valdese di Terni, si è tenuto un incontro riguardante i temi dell’immigrazione e della lotta contro il razzismo. Noi ragazzi del progetto Mandela del gruppo di comunicazione, per saperne di più, abbiamo intervistato Valentina Itri, la quale lavora con l’associazione ARCI.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945.jpg"><img decoding="async" width="2600" height="1733" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945.jpg?w=670" alt="IMG_6945" class="wp-image-48" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945.jpg 2600w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945-300x200.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945-768x512.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6945-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2600px) 100vw, 2600px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211;<strong>Ciao Valentina, dicci chi sei!</strong><br>&#8211; Mi chiamo Valentina Itri, lavoro da 8 anni presso l&#8217;Ufficio Immigrazione Asilo e Lotta al Razzismo dell&#8217;ARCI nazionale e da 6 anni coordino il Numero Verde per richiedenti e titolari di protezione internazionale. Questo numero verde è al livello nazionale, è gratuito e, attraverso questa linea telefonica, viene svolto un lavoro di assistenza e consulenza legale in tutto l’iter legislativo per la procedura per la richiesta d&#8217;asilo in maniera gratuita. Viene svolto anche un servizio di mediazione linguistica che copre ben 14 lingue madre, un servizio di formazione e un servizio di accompagnamento ai percorsi di integrazione sia abitativa sia lavorativa (con tirocinio con aziende e corsi di lingua italiana).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926.jpg"><img decoding="async" width="2600" height="1733" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926.jpg?w=670" alt="IMG_6926" class="wp-image-47" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926.jpg 2600w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926-300x200.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926-768x512.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6926-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2600px) 100vw, 2600px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>-Ci sono molti migranti che si rivolgono a voi?</strong><br>-Sì, nel 2013 abbiamo registrato circa 700 nuovi utenti e ogni anno le chiamate ricevute sono circa 3000, delle quali il 90% effettuate da uomini ed il restante 10% da donne, in linea con la proporzione dei rifugiati in Italia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="2600" height="1733" src="http://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947.jpg?w=670" alt="IMG_6947" class="wp-image-49" srcset="https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947.jpg 2600w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947-300x200.jpg 300w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947-768x512.jpg 768w, https://progetto.tr.it/homesite/mysite/uploads/2014/12/img_6947-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2600px) 100vw, 2600px" /></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>-C’è differenza tra il rifugiato e il richiedente asilo?</strong><br>&#8211; La differenza è nello status giuridico; il richiedente asilo si trova nella fase preliminare della procedura nella richiesta d’asilo, il rifugiato è colui che ha già completato tale processo, il quale a volte può richiedere molto tempo (anche fino a 2-3 anni) e termina con il riconoscimento dello status giuridico di rifugiato. In questo lasso di tempo i richiedenti asilo possono trovarsi all’interno del sistema italiano di accoglienza; in tutta Italia esistono sedi dello SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), i cui titolari dei progetti di accoglienza sono gli enti locali, dove le persone sono accolte in appartamenti o piccoli centri collettivi; esiste anche il sistema prefettizio, che ha preso piede dopo l’emergenza Nord Africa degli ultimi 3 anni, che vede coinvolte strutture non nate con lo scopo di accogliere, come alberghi, hotel, che hanno avuto sia conseguenze positive che negative a seconda della gestione dei centri; Ci sono anche i CARA ( Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo ); ultimamente sono molto diffusi anche gli hub regionali, zone delle regioni dedicate all&#8217;accoglienza per richiedenti asilo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>-Come pensi che si prospetterà il futuro?</strong><br>-Non stiamo vivendo un emergenza, i numeri ci dicono che il 2014 avrà un incremento inaspettato delle richieste di asilo, tuttavia se noi paragoniamo i numeri italiani ai numeri degli altri paesi dell&#8217;UE continuiamo ad essere marginali nel governare il fenomeno dei migranti forzati.<br>Le prospettive sono quelle di prendere coscienza dei numeri, di non sprecare le risorse, che ci sono ma che potrebbero essere usate meglio. Ad esempio, un sistema come lo SPRAR, sebbene sia pieno di difetti, ha enormi vantaggi tra cui primo tra tutti è la volontà dell&#8217;ente locale a partecipare al sistema di accoglienza e,quindi, il coinvolgimento del territorio. Si dovrebbe, dunque, investire su un sistema dislocato al livello territoriale che promuova il protagonismo degli enti locali anche nella primissima accoglienza; i centri collettivi andrebbero, invece, chiusi poiché questi sono produttori di violenze e di discriminazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ilenia Moretti e Andrea Santini </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Intervista realizzata da Eleonora Landi e Veronica Sani<br></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto di Andrea Santini</em></p>
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